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15.07.2006 ore 15:40
Il silenzio che non pesa
È più di due mesi che non scrivo niente qui dentro. Un po' di cose da fare, poca voglia di scrivere. Di certo non è cosa buona e giusta per un blog: la forza del web è anche nel suo continuo mutare, i siti che restano per troppo tempo uguali a sé stessi sono destinati all'oblio nell'epoca del dinamismo sfrenato. Ma io sono lento, in tutto, e purtroppo sono spesso costretto a ritmi che non si addicono alla mia natura da bradipo: almeno nel mio sito voglio rispettare questa natura.
Mi piacerebbe, in effetti, che questo spazio venisse vissuto un po' come si vivono le amicizie vere. Il silenzio di un buon amico non pesa perché sai che, comunque, lui/lei c'è sempre; il silenzio di un vero amico si rispetta sempre, perché sai che non si è dimenticato di te, sai che avrà qualche buon motivo per non farsi sentire. Eppure, quando quel silenzio si rompe e il buon amico torna a farsi vivo, il periodo di assenza scompare, la confidenza è quella di un tempo, enorme è il piacere di ascoltare nuovamente quella voce.
Tante, tantissime cose sono successe negli scorsi due mesi. Come sempre, le cose "brutte" sembrano essere assai più numerose di quelle "belle": ancora morti, ancora violenze, ancora arroganza e sopraffazione, ancora ipocrisia, tanto odio, ovunque. Così tanto che quasi non ci si fa più caso: mi viene in mente La pena. Non ho espresso qui i miei pensieri, non lo farò neanche ora (non si deve dire qualcosa su tutto).
Ora torno nel mio silenzio, senza sapere se durerà due mesi o, magari, solo due giorni...
11.05.2006 ore 14:15
Fotocamera Digitale

Mi piace scattare foto. Mi piacciono le persone, i colori, le luci, i gesti e le espressioni, mi piacciono i momenti, quelli irripetibili. Poi ho la memoria di una pietra pomice e quindi devo aiutare i miei ricordi, in qualche modo.

Non sono certo un fotografo, il mio è solo diletto. Anni fa avevo una macchinetta automatica. Poi il progresso tecnologico e la bulimia consumistica m'hanno spinto ad acquistare una fotocamera digitale. Una definizione migliore, certo, e poi la possibilità di scattare una miriade di foto senza preoccuparsi del fatto che possano venir male. Col rullino, bisogna dirlo, era un problema: se la foto veniva fuori male, ne sprecavi una e rischiavi pure di buttare i soldi della stampa. Con la digitale no, questo non accade.
Si potrebbe pensare che sia un bene... in effetti lo è, sotto alcuni punti di vista. Ma c'è da fare un'altra considerazione. Una bella foto (sorvolando sulla qualità tecnica) è quella che riesce a cogliere il tramonto quando i suoi colori sono più intensi, un volto quando la sua espressione parla, un paesaggio quando la luce gli dà quell'atmosfera che dura un attimo. Una bella foto deve essere attesa, con pazienza. Quando avevo la macchinetta analogica, sapevo attendere, proprio per non "sprecare" neanche uno scatto.
Eccoci dunque al male della digitale: ti induce a non attendere, "tanto chi se ne frega, se la foto viene male la cancello". E l'essenza del fotografare se ne va a fanculo. La quantità e la fretta, di solito, non vanno d'accordo con la bellezza: la bellezza ha bisogno di tempo, la bellezza è rara.
06.05.2006 ore 11:25
Altro giro, altra corsa
Ancora. A Kabul, stavolta. Ecco, è questa la guerra.
Chiaramente, sappiamo tutti che un soldato sceglie di andare in guerra, magari per fanatismo, magari per denaro, magari perché è davvero convinto di fare la cosa giusta. Certo, un soldato sa che può lasciarci la vita, in guerra, mentre un civile inerme non si aspetterebbe di essere dilaniato da una bomba non troppo intelligente. Il punto è che a me fa schifo la guerra, l'idea stessa di guerra; i suoi morti, anche i soldati consapevoli, sono vittime dei giochi di chi le guerre le decide, giochi di potere che nulla hanno a che vedere con i "valori" dietro i quali cercano di nascondersi.
Molti sono pronti a giustificare il giovane malvivente perché, si dice, esso non è altro che una povera vittima di un sistema che non offre alternative e che, nel contempo, alimenta il desiderio di possesso; analogamente, si dovrebbero giustificare i militari che scelgono di fare la guerra: sono anch'essi vittime di un sistema che li motiva con falsi ideali per convincerli a farsi ammazzare, quando il suo unico scopo è, come è sempre stato, il potere; analogamente, si dovrebbero giustificare i giovani kamikaze che si lasciano morire in nome di un dio presentato a loro sotto mentite spoglie. O li si giustifica tutti, o nessuno.
In realtà, io non mi sento di giustificare nessuno: ognuno fa le proprie scelte e ne paga le conseguenze; non posso fare a meno, però, di provare rabbia di fronte a un sistema che consapevolmente manda la gente a morire per i suoi poco lodevoli interessi (devo menzionarli? potere e denaro, ovviamente). Quel poco di rabbia che ancora mi rimane, lasciatemelo provare.
27.04.2006 ore 19:15
Il colore della morte
È assai difficile parlare di guerra. Se sia giusto farla, se la morte di un italiano faccia più o meno male della morte di un iracheno, se sia più o meno giusta... chi può rispondere con coscienza a queste domande?
Inutile dire che non ho mai approvato la guerra in Iraq; non approvai la prima, non approvo quella che è ancora in atto. Mi fa schifo, semplicemente schifo. Potrei parlere, argomentare, ma ripeterei cose già discusse infinite volte. Quello che voglio scrivere qui, ora, è che nonostante aborrisca la politica americana, seguita a ruota dalle pecore nostrane, non posso, e mai potrò, gioire se a morire è un soldato italiano, piuttosto che un soldato (o terrorista, chiamatelo come volete) iracheno. Così come non gioii per i morti delle Torri Gemelle.
Molte delle persone che conosco, magari anche qualche amico, non sarà d'accordo con me, ma non mi interessa appartenere ad alcun branco. Di fronte alla morte, le ideologie iniziano a perdere la loro forza.
Di sicuro ci sarebbe molto ancora da dire, ma non ne ho voglia, sinceramente. I morti delle guerre, tutti i morti, ci raccontano la mostruosità della prevaricazione; ogni volta, quello che mi circonda mi sembra pił falso e orrendo; ogni volta sento più ingiusta qualunque guerra, qualunque violenza, e sempre più mi convinco che la guerra, così come la morte, non può avere colore.
11.04.2006 ore 14:50
Amara sconfitta
Lo ammetto: sono deluso.
Non mi vergogno di dire che, ancora una volta, ho votato per la coalizione di centro sinistra. Avevo deciso già da tempo, mandar via il governo Berlusconi era una priorità troppo importante, ancora una vola il compromesso con la propria coscienza indispensabile. Ho fatto quello che ritenevo il mio dovere di elettore e di uomo di sinistra. Avrei voluto essere ripagato.

Invece, i signori a cui ho dato mandato a rappresentarmi nel Parlamento nazionale mi hanno profondamente deluso, iniziando con una campagna elettorale ridicola e consentendo al partito di una manciata di gente lorda, tracotante, egoista, al partito di Forza Italia, di essere il primo partito d'Italia. Hanno consentito a Silvio Berlusconi, l'emblema della società della pochezza intellettuale, della cultura della sopraffazione, di uscire vincitore dalle urne. Hanno fatto in modo che, pur avendo tutte le possibilità di guadagnare una maggioranza forte, ora ci sia una situazione difficile e imbarazzante nella quale, se pure si riuscisse a formare un governo, lo stesso sarebbe ostaggio delle quattro pecore che fanno capo a Mastella e De Mita, o all'inutile Capezzone; un governo che non potrà essere "di sinistra" perché i numeri della sinistra sono troppo bassi, perché i politici di sinistra non hanno saputo fare il loro lavoro.
Io ho fatto il mio dovere, i politici del centro sinistra non hanno saputo farlo.
Magari hanno ottenuto la maggioranza, magari hanno "vinto" le elezioni, magari riusciranno a mettere su un governo, ma la sinistra ha subito una sconfitta di cui dovrebbe vergognarsi.
07.04.2006 ore 10:10
Basta!
No, dico, non ce la faccio più.
Non vedo l'ora che finisca, che non si parli più di tassazione sui BOT, di ICI, di conflitti di interessi, di sicurezza, di "valori", l'importanza della famiglia, la chiesa, la casa e i coglioni che sono diventati grossi quanto il debito pubblico.
Non li sopporto più.
03.04.2006 ore 20:50
Aridità
Gli eventi della vita, spesso, inaridiscono.
Capita quando dài tutto te stesso e in cambio ricevi solo pedate, quando credi in qualcosa che scopri diversa da quello che speravi, quando, nonostante tutti i tuoi sforzi, la realtà intorno inizia a sgretolarsi, quando ti lasci abbracciare e l'abbraccio si trasforma in una morsa.
E coì, delusione dopo delusione, maturano gli "anticorpi"... e il dolore non è più tanto forte, le delusioni deludono sempre meno, gli amici sono sempre meno amici, l'amore sempre meno amore, la pena sempre più lontana; e gli occhi scivolano sulle cose, senza più guardare.
01.04.2006 ore 00:01
Blog: inizia la storia...

L'apoteosi dell'egocentrismo, l'orgasmo del narcisismo: il blog personale.
Ecco l'inizio della storia di questo blog, piccola finestra su di me. Aperta a chiunque abbia voglia di sbirciare.